Aimaproject | POETICA: Un equilibrio tra esistenti e inesistenti
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POETICA: Un equilibrio tra esistenti e inesistenti

“Siamo in epoca di massima relatività, dove la visione lineare ha lasciato il posto alla visione tridimensionale ed allargata, dove l’individuo può facilmente smarrire il carattere limitato delle dimensioni spazio/temporali”

Nell’ostinata presunzione di poter cogliere (tramite l’esperienza virtuale) un livello superiore e più completo di realtà, l’esito può essere la conduzione del fruitore ad un’atrofia delle proprie capacità percettive e sensoriali, ridotte così a scheletro (senza possibilità d’azione).


Se parlando del ritratto (nella fotografia analogica) sostenevo che la proliferazione di particolari in qualche modo potesse aggiungere espressività e dunque intensità all’immagine; non altrettanto sostengo circa la rappresentazione della realtà circostante l’essere umano. Dal momento che, quelle che l’essere umano percepisce, sono solo alcune presenze materiali (gli oggetti), ne viene che la realtà non può essere rappresentata in termini visivi e fisici nella sua totalità. C’è qualcosa che sta tra gli oggetti ed il loro divenire nello spazio e che si muove grazie alla dimensione temporale che l’occhio e poi il mezzo cinematografico possono cogliere. Pertanto, è nell’equilibrata smaterializzazione degli esistenti all’interno dell’oggetto artistico, che l’individuo ha la capacità di cogliere i riflessi della realtà fenomenica e non. Laddove l’arte concettuale privilegia la percezione (tramite una barbara mutilazione del sensoriale) quella che d’ora in poi definirò come “rappresentazione metafisica” predilige la fruizione più semplicemente “sensoriale”.

In netto contrasto con la poetica che vede il virtuale come massima punta di percezione e di sensazione, io propendo per una poetica tesa all’equilibrio tra esistenti ed inesistenti, attraverso un dinamismo ch’è tutto interno alla realtà fenomenica e all’opera d’arte che la riproduce e trasforma. Situata al crocevia tra l’ipertrofia comunicativa e la poetica d’estinzione dell’oggetto artistico in toto, questa visione delle cose contrasta sia l’ipertrofia visiva, sia la nullificazione degli esistenti. Entrambe queste posizioni non possono infatti che condurre ad uno svuotamento di senso e di significato.

In questo è insita la vera invasività del nulla.

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